È stato pubblicato il Piano del Mare 2026-2028, approvato dal Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare (CIPOM). Si tratta della seconda edizione del principale strumento di programmazione strategica nazionale dedicato alle politiche del mare, chiamato a orientare in modo unitario e coordinato l’azione del Governo nei settori che compongono l’economia marittima italiana.
Il Piano definisce una visione di medio periodo che punta a rafforzare il ruolo del mare come leva di sviluppo economico, sostenibilità ambientale, sicurezza nazionale e competitività internazionale, favorendo il coordinamento tra amministrazioni centrali, enti territoriali e operatori del comparto. Il documento è stato inoltre elaborato attraverso un percorso di consultazione pubblica che ha coinvolto istituzioni, associazioni di categoria, imprese, università, centri di ricerca e stakeholder del settore marittimo.
La strategia si sviluppa lungo 16 direttrici strategiche, che coprono l’intero ecosistema della Blue Economy: pianificazione degli spazi marittimi, rotte commerciali, portualità e logistica, energia proveniente dal mare, transizione ecologica dell’industria marittima, pesca e acquacoltura, cantieristica navale, industria armatoriale, lavoro marittimo e formazione, tutela degli ecosistemi e delle aree marine protette, valorizzazione della dimensione subacquea e delle risorse geologiche dei fondali, sistema delle isole minori, turismo del mare, cambiamenti climatici, cooperazione europea e internazionale e sicurezza marittima.
Tra i temi prioritari individuati dal Piano figurano il rafforzamento delle Autostrade del Mare e dell’intermodalità logistico-portuale, considerate essenziali per aumentare la competitività del sistema dei trasporti nazionale e ridurre le emissioni del traffico terrestre. Ampio spazio è dedicato anche agli effetti dell’estensione del sistema europeo ETS (Emission Trading System) al trasporto marittimo, con l’obiettivo di accompagnare la decarbonizzazione del settore salvaguardandone la competitività.
Il documento individua inoltre come strategici lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore, la diffusione dei carburanti alternativi, il ruolo dei porti come hub della transizione energetica, il rafforzamento della continuità territoriale con le isole minori, la resilienza ai cambiamenti climatici e il potenziamento della sicurezza marittima, anche attraverso un maggiore coordinamento tra le amministrazioni competenti e una gestione integrata dello spazio marittimo.
Un capitolo specifico è dedicato alla valorizzazione della dimensione subacquea, considerata un asset strategico sotto il profilo economico, energetico, scientifico e della sicurezza, con particolare attenzione alla protezione delle infrastrutture critiche sottomarine e alla conoscenza delle risorse dei fondali.
Il Piano è corredato da un’Appendice contenente la Strategia industriale marittima nazionale, che individua le principali priorità di sviluppo del comparto: rafforzamento della cantieristica, rinnovo e ammodernamento delle flotte, sviluppo dei carburanti a basse emissioni, crescita della competitività dei porti italiani, sostegno alla pesca e all’acquacoltura, promozione dell’innovazione tecnologica e consolidamento della proiezione internazionale dell’Italia, con particolare riguardo anche ai settori della difesa e della sicurezza marittima.
Con il Piano del Mare 2026-2028 il Governo intende consolidare una governance unitaria delle politiche marittime nazionali, promuovendo una crescita sostenibile della Blue Economy e valorizzando il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e nelle principali rotte commerciali internazionali. Il documento rappresenta il riferimento per l’attuazione delle future politiche pubbliche dedicate al mare, favorendo investimenti, innovazione, tutela ambientale e sviluppo economico in uno dei comparti più rilevanti per il sistema Paese.










