Energia, arrivano i nuovi incentivi green: cosa cambia per famiglie e imprese

Dall’Europa 14,4 miliardi di euro di flessibilità per finanziare pompe di calore, ristrutturazioni, rinnovabili, colonnine e trasporti. Escluse invece le auto elettriche e i bonus contro il caro-bollette.
La Redazione

L’Italia potrà contare su circa 14,4 miliardi di euro di spazio di bilancio aggiuntivo nel triennio 2026-2028 per finanziare interventi legati alla sicurezza energetica e alla transizione verso fonti non fossili. La flessibilità concessa dall’Unione europea permetterà infatti di escludere determinate spese dai normali vincoli del Patto di stabilità, a condizione che siano destinate a investimenti capaci di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

La Commissione europea ha individuato 22 categorie di interventi potenzialmente finanziabili. Tra questi ci sono le pompe di calore, gli impianti solari, le batterie domestiche, le ristrutturazioni energetiche degli edifici, le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, il potenziamento delle reti energetiche e gli investimenti nel nucleare. Sono inoltre previsti interventi per il trasporto pubblico e ferroviario, per l’idrogeno e per le tecnologie di accumulo dell’energia.

La misura, però, prevede vincoli precisi. Potranno beneficiare della flessibilità soltanto le nuove misure decise dopo il 28 febbraio 2026. Di conseguenza, le risorse non potranno essere utilizzate per finanziare provvedimenti già approvati in precedenza, come il decreto Bollette del 20 febbraio, che vale circa 5 miliardi di euro. Una possibilità che il governo aveva inizialmente valutato per recuperare margini di bilancio.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha accolto positivamente soprattutto l’inclusione del nucleare, ma ha sottolineato la necessità di ulteriori verifiche tecniche. Il governo dovrebbe quindi presentare a Bruxelles le proprie proposte all’inizio di settembre. Le risorse, inoltre, non dovranno necessariamente essere spese tutte nel 2026 e nel 2027: potranno essere distribuite fino alla fine del 2028.

Per le famiglie, tra le misure più probabili ci sono incentivi per sostituire le caldaie a gas con pompe di calore e sostegni per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni. Potrebbero essere finanziati anche interventi di ristrutturazione e sistemi domestici per produrre e accumulare energia, come pannelli solari e batterie. Analoghe misure potranno riguardare edifici pubblici, ospedali e strutture della pubblica amministrazione.

Non saranno invece finanziati nuovi bonus destinati semplicemente a ridurre le bollette. Bruxelles ha escluso i sostegni basati sul reddito e i sussidi pensati per compensare direttamente il caro-energia. L’obiettivo è quindi privilegiare investimenti strutturali e non aiuti temporanei alla spesa delle famiglie.

Anche la mobilità sarà interessata dalla nuova flessibilità. Potranno essere finanziate le infrastrutture di ricarica per le auto elettriche, sia pubbliche sia private, ma non gli incentivi per acquistare automobili, scooter o biciclette elettriche. Sono invece ammessi investimenti nel trasporto pubblico pulito, nelle metropolitane, nei tram e nelle infrastrutture ferroviarie. Il governo sta valutando anche misure per rendere più accessibile il trasporto pubblico, compresi abbonamenti agevolati per i giovani.

Per le imprese sono previsti incentivi per le infrastrutture di ricarica, interventi di riqualificazione energetica degli edifici e sostegni all’introduzione di tecnologie per la decarbonizzazione industriale. Una parte delle risorse potrà inoltre essere destinata alle rinnovabili, alle batterie, alle reti elettriche, all’idrogeno e alle tecnologie per migliorare l’efficienza del sistema energetico.

Il nucleare rappresenta una delle possibilità più rilevanti, anche se per l’Italia sarà difficile utilizzare subito queste risorse, considerando che il Paese si trova ancora in una fase preliminare nella definizione di un nuovo programma nucleare.

La deroga europea consentirà complessivamente una maggiore flessibilità sui conti pubblici, ma ogni intervento dovrà rispettare criteri precisi di ammissibilità, essere successivo al 28 febbraio 2026 e dimostrare un reale effetto sulla sicurezza energetica e sulla transizione. L’Italia dovrà quindi presentare a Bruxelles un elenco delle misure e dei relativi costi, ottenendo successivamente il via libera europeo.

La nuova flessibilità rappresenta dunque un’opportunità importante per accelerare la transizione energetica italiana, ma non si tradurrà in un nuovo pacchetto generalizzato di bonus. Le risorse dovranno essere utilizzate soprattutto per investimenti in pompe di calore, ristrutturazioni, rinnovabili, batterie, infrastrutture di ricarica, trasporti e sicurezza del sistema energetico.

La Redazione
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