La futura crisi alimentare globale: sempre meno lavoratori nei campi

La ricerca del KAIST su Nature Sustainability evidenzia il ruolo decisivo del calo della forza lavoro agricola nella futura sicurezza alimentare globale
La Redazione

La futura crisi alimentare globale potrebbe non essere causata principalmente dalla scarsità di terreni agricoli o dagli effetti del cambiamento climatico, ma da un fattore spesso sottovalutato: la progressiva diminuzione delle persone disposte a lavorare in agricoltura. È questo lo scenario delineato da uno studio internazionale guidato dal Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST), che individua nel calo della forza lavoro agricola uno dei principali limiti alla produzione di cibo nei prossimi decenni.

La ricerca, pubblicata su Nature Sustainability, ha integrato per la prima volta nei modelli previsionali sulla sicurezza alimentare il declino della popolazione rurale, legato a fenomeni come denatalità, urbanizzazione e trasformazioni economiche. Il lavoro è stato coordinato da Hyungjun Kim, del Dipartimento di AI Future del KAIST, insieme a ricercatori dell’Università di Tokyo e del KI Institute for Climate, Environment and Energy. Finora gli studi sulla sicurezza alimentare si erano concentrati soprattutto sulla disponibilità di suolo coltivabile, sui cambiamenti climatici e sull’aumento della domanda globale. Questa nuova analisi, invece, introduce una domanda chiave: cosa accade se la terra c’è, ma mancano le persone per coltivarla? Secondo i ricercatori, lo spopolamento delle aree rurali e il crescente spostamento verso settori industriali e dei servizi stanno già riducendo in modo significativo la manodopera agricola in molte regioni del mondo. Il fenomeno risulta particolarmente critico nei Paesi più sviluppati, dove il ricambio generazionale nei campi è sempre più debole.

Per lo studio sono stati elaborati cinque scenari futuri che combinano gli SSP (Shared Socioeconomic Pathways) e gli RCP (Representative Concentration Pathways), i principali modelli utilizzati a livello internazionale per analizzare l’evoluzione congiunta di società, economia e clima. A differenza delle ricerche precedenti, questo approccio considera simultaneamente clima, disponibilità di terreni e numero effettivo di lavoratori agricoli. I risultati indicano che, in gran parte del mondo, la superficie agricola realmente utilizzabile potrebbe ridursi proprio a causa della carenza di forza lavoro. In alcuni casi, questo fattore rischia di diventare più determinante delle condizioni climatiche o della qualità dei suoli.

Lo studio sottolinea inoltre che neppure l’innovazione tecnologica potrà compensare completamente il problema: automazione e meccanizzazione aumentano la produttività individuale, ma la crescita economica continua a spingere le persone lontano dal settore agricolo, accelerando lo spopolamento delle campagne. Un ruolo decisivo potrebbe essere giocato anche dalle politiche migratorie. In scenari caratterizzati da forti restrizioni alla mobilità internazionale, diversi Paesi sviluppati potrebbero trovarsi in forte carenza di lavoratori agricoli, mentre alcune economie a basso reddito rischierebbero l’effetto opposto, con un eccesso di popolazione rurale.

“Abbiamo analizzato il futuro della sicurezza alimentare non solo dal punto di vista del clima e delle risorse naturali, ma anche delle trasformazioni sociali”, ha spiegato Hyungjun Kim. “Fattori come il calo demografico e l’abbandono delle aree rurali possono avere conseguenze profonde sulla produzione alimentare globale e sulle strategie di adattamento”.

Lo studio è stato accompagnato da un commento sulla stessa rivista scientifica che lo definisce un primo passo verso un nuovo approccio alla sicurezza alimentare globale: non più solo quanta terra sarà disponibile, ma se ci saranno abbastanza persone e competenze per coltivarla.

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