Dall’Ue concessi 14 miliardi in più all’Italia per l’energia

La flessibilità non potrà essere utilizzata per coprire misure "non mirate", ha dichiarato il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis. Soddisfatto il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti.
La Redazione

La Commissione Europea concederà uan flessibilità fino allo 0,3% del Pil annuo per tre anni, con un tetto cumulativo dello 0,6% sul triennio (per l’Italia stimabile tra 13 e 14 miliardi di euro) per misure atte a contrastare la crisi energetica derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. E’ la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta arrivata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna dal ministro dell’Economia Carlos Cuerpo, che, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’.

La flessibilità non potrà essere utilizzata per coprire misure “non mirate” come la riduzione delle accise sui carburanti, sottolinea, in conferenza stampa a Bruxelles, il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. Ogni Stato membro, spiega, potrà “richiedere l’estensione” della clausola nazionale di salvaguardia anche per l’energia, coprendo “misure adottate da febbraio 2026” che “aiutino a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”, come ad esempio “investimenti su larga scala in progetti per rafforzare le reti elettriche”, per sostenere lo sviluppo delle “energie rinnovabili”, misure come “sussidi” per le aziende che “si allontanano dalle fonti fossili”, come “sussidi per auto elettriche”, per l’acquisto di “pompe di calore”, per “installazioni solari”, oppure “batterie” per stoccare l’energia prodotta e misure di questo genere.

La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa. Alla luce del “necessario investimento” nella sicurezza energetica a lungo termine dell’Europa e su richiesta dello Stato membro, la Commissione propone di consentire agli Stati membri di richiedere un’estensione temporanea e limitata dell’ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale esistente per la difesa, includendovi misure di resilienza energetica.
Questa possibile estensione “comprenderà misure, intraprese a partire da febbraio 2026, che riducano la dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzino così la sicurezza e la resilienza dell’Europa”.

E quindi, nell’ambito del limite massimo esistente (1,5% del Pil) per le spese aggiuntive per la difesa ai sensi della clausola nazionale di salvaguardia, si applicherà un limite massimo annuale dedicato per il periodo 2026-2028 (0,3% del Pil) e un limite massimo cumulativo (0,6% del Pil) per lo stesso periodo, specificamente per le misure di resilienza energetica.

La Commissione sottolinea che “questo approccio garantisce che tutte le salvaguardie di sostenibilità fiscale rimangano pienamente in vigore”, una postilla tesa a rassicurare i tanti Stati membri (soprattutto nordici) che erano e sono contrari a concedere ulteriore flessibilità di bilancio ai Paesi maggiormente indebitati.
Anche per garantire la “parità di trattamento”, gli Stati membri che potrebbero aver già utilizzato in toto la flessibilità prevista dalla clausola nazionale di salvaguardia per aumentare le spese per la difesa “potrebbero ricevere una flessibilità aggiuntiva temporanea e limitata, alle stesse condizioni degli altri Stati membri”. In questi casi, la Commissione dovrà “rivalutare” se le deviazioni non compromettano la sostenibilità di bilancio.

“Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”, afferma in una nota il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana”.

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