Si è svolto il 30 settembre, nell’ambito dell’Euro-Mediterranean Water Forum 2026, l’Euro-Med Talk dedicato alla Blue Economy, con una sessione dal titolo “Oltre l’approccio Source-to-Sea: governance degli ecosistemi costieri e insulari”. Al centro del confronto una domanda concreta: come superare la separazione tra gestione dell’acqua, tutela del mare e sviluppo del territorio, per affrontare in modo integrato le sfide che interessano le aree costiere?
La sessione, organizzata insieme al Comitato One Water, al CIHEAM Bari e a IME, ha inserito il tema della Blue Economy all’interno di un più ampio confronto internazionale sull’acqua, partendo da una considerazione semplice: acqua dolce, mare, ambiente, infrastrutture ed economia sono elementi strettamente collegati. Al tavolo dei relatori Claudio Mazza, presidente di FEE Italia; Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA; Silvia Paparella, presidente di Sogesid; Claudia Brunori, direttrice del Dipartimento per la sostenibilità, l’economia circolare e l’adattamento dei sistemi produttivi e territoriali ai cambiamenti climatici di ENEA; Mila Cataldo, responsabile Relazioni Esterne e Internazionali di Marevivo; e Fabio Bruno, co-presidente del progetto Zephyrus dell’Ecosistema dell’innovazione Tech4You.
Il tema di partenza è che la costa non è un confine, ma il punto in cui si incontrano processi diversi. Qui arrivano gli effetti di ciò che accade nei bacini idrografici e qui si concentrano comunità, turismo, attività produttive, porti, infrastrutture ed energia. È quindi anche il luogo in cui gli effetti del cambiamento climatico, dell’erosione, della scarsità idrica, dell’inquinamento e della perdita di biodiversità diventano più evidenti e incidono direttamente sulla vita delle comunità e sull’economia dei territori.
Dal confronto è emerso innanzitutto che molte delle conoscenze e delle tecnologie necessarie per affrontare queste sfide sono già disponibili. La difficoltà è riuscire a metterle in relazione e trasformarle in strumenti concreti di gestione. Silvia Paparella ha richiamato, attraverso l’esperienza di Sogesid, la complessità degli interventi nei territori portuali, dove bonifiche, sedimenti, infrastrutture, qualità ambientale e adattamento climatico richiedono necessariamente una visione integrata. Maria Alessandra Gallone ha posto l’attenzione sul valore della conoscenza e dei dati: monitorare la qualità delle acque, la biodiversità e i fenomeni di erosione è fondamentale, ma altrettanto importante è fare in modo che queste informazioni entrino nei processi decisionali e nella pianificazione.
Anche il contributo di Claudia Brunori ha evidenziato il ruolo dell’innovazione scientifica e tecnologica. Modelli climatici e oceanografici, osservazioni satellitari e in situ, sistemi di previsione e digital twin stanno aumentando la capacità di comprendere e anticipare le trasformazioni dei territori. La sfida, ancora una volta, è trasformare queste conoscenze in strumenti utilizzabili dalle amministrazioni e dagli operatori. Su questo tema si inserisce anche l’esperienza di Fabio Bruno e del progetto Zephyrus di Tech4You, che ha portato l’attenzione sul trasferimento dell’innovazione: non basta sviluppare nuove tecnologie, occorre creare le condizioni perché possano uscire dalla fase sperimentale ed essere adottate sul territorio.
È questo il punto di partenza dell’approccio Source-to-Sea: un fiume non si ferma alla foce, ma trasporta sedimenti, nutrienti, contaminanti e rifiuti e influenza direttamente gli equilibri della costa e del mare. Andare oltre il Source-to-Sea significa però allargare ulteriormente lo sguardo e considerare anche infrastrutture, energia, attività produttive, innovazione e comunità. Significa gestire insieme fenomeni che sul territorio sono già strettamente collegati.
In questo quadro, il contributo della fondazione FEE Italia e del suo presidente Claudio Mazza ha portato la discussione su un terreno particolarmente concreto: quello delle destinazioni costiere e della loro gestione. La sostenibilità, soprattutto nei territori a forte vocazione turistica, non può essere affrontata soltanto durante la stagione balneare o come risposta a singole emergenze. Qualità delle acque, gestione dei rifiuti, tutela degli ecosistemi, uso delle risorse, servizi e pressione turistica devono diventare parte della programmazione ordinaria.
È proprio questa una delle sfide più importanti per le destinazioni costiere: trasformare la sostenibilità da obiettivo generale a criterio che orienta le scelte. L’esperienza della FEE Italia, attraverso programmi come Bandiera Blu ed Eco-Schools e strumenti – come il Piano di Azione per la Sostenibilità redatto da tutti i Comuni Bandiera Blu – che coinvolgono amministrazioni, operatori e comunità, mostra come questo passaggio possa essere tradotto nella gestione concreta dei territori. La sostenibilità diventa così non soltanto tutela ambientale, ma anche capacità di gestione e valorizzazione del territorio.
Il contributo di Marevivo ha evidenziato quanto queste connessioni siano concrete. Plastiche e microplastiche, biodiversità, aree marine protette e rigenerazione degli ecosistemi dimostrano che la tutela del mare comincia spesso lontano dalla costa. Il Floating Hub sul Tevere, sviluppato con il CNR, rappresenta un esempio di questo approccio, mettendo insieme monitoraggio, ricerca e sensibilizzazione sul rapporto tra fiume e sistema costiero.
La Blue Economy si inserisce dunque in un quadro molto più ampio. Portualità, pesca, trasporto marittimo, turismo, nautica, energia offshore, sistemi idrici, infrastrutture e innovazione fanno parte dello stesso ecosistema economico e territoriale. Il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare quantifica in 224,9 miliardi di euro il valore aggiunto complessivamente generato e attivato dall’Economia del Mare, pari all’11,4% del PIL, con 253.599 imprese e 1.133.949 occupati.
Il messaggio emerso dall’Euro-Med Talk è quindi chiaro: non basta più conoscere le connessioni tra fiumi, coste e mare. Occorre costruire una capacità di gestione che tenga insieme ambiente, acqua, infrastrutture, innovazione, economia e comunità. Il passaggio dal Source-to-Sea al Beyond Source-to-Sea va in questa direzione: portare la stessa visione integrata con cui osserviamo i territori anche nelle decisioni che li riguardano.
Per il Mediterraneo, dove sulle coste convivono fragilità ambientali, infrastrutture strategiche, attività economiche e comunità, questa integrazione rappresenta una delle condizioni fondamentali per rafforzare la resilienza e la competitività dei territori.












