Più ombre che luci per la Green Economy in Italia. Il nostro Paese, particolarmente esposto agli effetti della crisi climatica, continua a registrare ritardi significativi nella transizione ecologica. Nel 2025, dopo anni di progressiva riduzione, le emissioni di gas serra sono tornate ad aumentare; le fonti rinnovabili restano lontane dagli obiettivi fissati al 2030 e l’Italia si conferma tra i Paesi europei con la maggiore dipendenza energetica dall’estero. A pesare sul bilancio anche il primato europeo nei consumi di acqua, la diffusione ancora limitata delle auto elettriche e gli investimenti insufficienti nel trasporto pubblico locale. Non mancano, tuttavia, alcuni segnali incoraggianti: l’Italia mantiene una posizione di rilievo nell’economia circolare, crescono le immatricolazioni di auto ibride ed elettriche, si rafforza la DOP economy e le città mostrano una crescente vivacità nei percorsi di transizione ecologica. In controtendenza, nel 2025 si è ridotta la superficie destinata all’agricoltura biologica. È quanto emerge dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata oggi in apertura degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’appuntamento, come ogni anno, si svolge a Rimini nell’ambito di Ecomondo, organizzato da Italian Exhibition Group. «A livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla Green Economy. Il Rapporto annuale 2025 “Partnership for Action on Green Economy”, curato dalla collaborazione tra cinque agenzie dell’ONU, evidenzia come, in un contesto globale caratterizzato da spazi fiscali limitati, incertezze economiche e minacce climatiche crescenti, la transizione ecologica sia diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti Paesi e possa rappresentare un concreto motore di inclusione sociale e crescita economica», ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presentando la relazione introduttiva agli Stati Generali. «In Italia registriamo una situazione complessivamente critica della transizione alla Green Economy, con qualche limitato segnale positivo, anche se un’indagine IPSOS rileva che è cresciuta la spinta Green dei cittadini e delle imprese», ha aggiunto Ronchi. Sul fronte delle emissioni di gas serra, l’impegno climatico dell’Italia resta inadeguato. Proseguendo con l’attuale ritmo di riduzione, il Paese non riuscirà a raggiungere il traguardo fissato per il 2030. Dopo l’aumento registrato nel 2025, nel 2026 le emissioni risultano in lieve diminuzione. Tra il 2015 e il 2024 l’Italia ha ridotto le proprie emissioni in media di 7 milioni di tonnellate l’anno. Per centrare l’obiettivo previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), dal 2026 sarà però necessario raddoppiare lo sforzo, arrivando a una riduzione annua di 14 milioni di tonnellate. Anche sul fronte delle energie rinnovabili il quadro evidenzia ritardi significativi. Il PNIEC fissa al 39,4% la quota di fonti rinnovabili sul consumo energetico complessivo entro il 2030, considerando elettricità, riscaldamento, raffrescamento e trasporti. Nel 2024 l’Italia si fermava al 19,6%, contro una media europea del 25,2%. Particolarmente distante dagli obiettivi risulta il settore del riscaldamento e raffrescamento: nel 2024 le rinnovabili coprivano appena il 20% dei consumi, a fronte del target del 35,9% al 2030. Nei trasporti la quota era ferma al 10%, meno di un terzo dell’obiettivo del 34,2%. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% della produzione elettrica, mentre il PNIEC punta al 70% entro il 2030. Anche il ritmo delle nuove installazioni resta insufficiente: nel 2025 sono stati aggiunti 7,2 GW di capacità rinnovabile, contro i 23,3 GW della Germania e i 10,8 GW della Spagna. Per raggiungere gli obiettivi nazionali sarà necessario salire a circa 10 GW di nuove installazioni all’anno. L’Italia continua inoltre a essere uno dei Paesi europei più dipendenti dalle importazioni di energia. Da alcuni anni il livello di dipendenza energetica si attesta intorno al 74%, ben al di sopra della media UE, pari a circa il 57%. Più positivo il dato sull’intensità energetica, ovvero il rapporto tra consumo interno lordo di energia e PIL. Nel 2024 l’Italia ha registrato un valore di 72 tep per milione di euro di PIL, migliore rispetto alla media europea di 85 tep. Negli ultimi vent’anni il consumo di energia per unità di PIL si è ridotto del 30%. Un miglioramento significativo, ma inferiore a quello medio europeo (-36%) e ai risultati di Spagna e Francia (-36%) e Germania (-42%). Qualche segnale positivo arriva dal settore della mobilità. Nel 2025 il parco auto circolante ha mostrato un miglioramento, con una riduzione delle vetture diesel e a benzina e una crescita di ibride ed elettriche. La tendenza è proseguita anche nel primo semestre del 2026. Rispetto allo stesso periodo del 2025, la quota di mercato delle auto ibride è salita dal 44,4% al 49,7%; quella delle plug-in dal 5,3% al 9% e quella delle elettriche a batteria dal 5,2% all’8,4%. Nel complesso, le auto elettrificate plug-in e a batteria hanno raggiunto il 17,4% delle vendite. In calo, invece, le auto a benzina, passate dal 26% al 19,7%, e quelle diesel, scese dal 10% al 6,8%. Resta però aperta la questione del finanziamento del trasporto pubblico locale e regionale. Tra il 2015 e il 2025 il Fondo Nazionale Trasporti è cresciuto in termini nominali appena del 6%, ma, considerando l’inflazione, ha registrato una contrazione reale del 13,5% nel 2025 rispetto al 2015, con una disponibilità di risorse inferiore di 660 milioni di euro. Un dato che evidenzia come la transizione verso una mobilità più sostenibile non possa affidarsi soltanto al ricambio del parco auto, ma richieda anche un rafforzamento strutturale del trasporto pubblico.
Green Economy, Italia tra ritardi e sfide della transizione ecologica
La Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 fotografa le criticità del Paese: emissioni in aumento, rinnovabili lontane dagli obiettivi e investimenti insufficienti nel trasporto pubblico. Segnali positivi arrivano dalla mobilità elettrica e dall’economia circolare.
La Redazione

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